C.E.R.A. (Continuous Erythropoietin Receptor Activator) non si scrive con l’apostrofo. Cera è la sostanza balzata alle cronache da qualche giorno - in arrivo direttamente dal Tour de France - e che purtroppo è l’ennesima piaga del doping e del ciclismo.
La cosa veramente triste è che ne facciano uso dei giovani talentuosi come il nostro Riccò o, ancora più assurdo, che ne faccia uso un “vecchietto” di 37 anni come Piepoli che nulla ha più da chiedere ad uno sport che non lo ha mai reso troppo famoso.
Si tratta di persone che sono pronte a mettere a repentaglio la propria salute fisica per una settimana (o anche solo per un giorno) di gloria. Persone che sono disposte ad ingannare sè stesse e i propri tifosi. Persone in grado affossare con i propri comportamenti, uno sport che proprio a causa del doping, non riesce più a vedere la luce alla fine del tunnel.
Del resto tutti gli sport che io definisco “di pura fatica” sono i più sensibili al doping. Il ciclismo è uno di quegli sport dove “più ne hai e più vai veloce”, e non esiste un aspetto tecnico preponderante. Il risultato è che c’è una continua ricerca verso quel “qualcosa” che faccia andare più veloce degli avversari. Ed è così da sempre.
50 o 60 anni fa, quasi si rideva parlando dei beveroni di Coppi e Bartali. Miscugli molto artigianali certo, ma che evidenziavano già allora la voglia di trovare la pozione segreta in grado di regalare la vittoria sul proprio avversario, magari già stremato dalla fatica.
Poi dai beveroni “fai da te” di Coppi e Bartali, si è passati al doping di Eddy Merckx che negli anni ‘70 fu squalificato da un Giro d’Italia. A sua difesa Eddie non riuscì a far altro che tirare in ballo fantomatici complotti nei suoi confronti da parte di “qualcuno” non bene identificato che avrebbe voluto danneggiarne la carriera. Mah…
Verso la fine del secolo e l’inizio del nuovo millennio, l’eplosione del fenomeno. Da una parte la scienza che faceva passi da gigante, dall’altra internet che permetteva l’acquisto di sostanze proibite in qualsiasi paese del mondo in forma anonima. Qualche medico sportivo che usava (ed usa) gli atleti come topi da laboratorio, ed il disastro è compiuto.
Nessuna novità quindi sul fronte doping. Forse solo controlli più severi ed accurati.
Rimane la tristezza nel sospettare pesantemente che tutti i corridori siano dopati, anche solo per puro spirito di sopravvivenza. Se stai in un gruppo di dopati e sei “pulito” arrivi ultimo, quindi ti puoi trovare indirettamente obbligato ad “allinearti” per rimanere competitivo in quello che per un ciclista è un mestiere col quale si porta a casa il pane.
Penso soltanto che se è vero che più o meno tutti i corridori assumono sostanze proibite, allora il doping è veramente una cosa assurda. La mia teoria è molto semplice. Il doping esiste per fare la differenza sugli avversari, ma se è così mi chiedo che differenza possa fare il doping allorquando tutti ne facciano uso.
Penso si sia quasi arrivati al paradosso del doping inutile, e se tutti i corridori smettessero di doparsi, sono praticamente certo che potremmo assistere alle stesse gare (magari non a 40 Km/h di media ma a 30), con le stesse identiche differenze di valori in campo, con un’unica vera differenza: quello sarebbe sport vero.
C’era una volta il ciclismo, o forse non c’è mai stato.
YouDo | Nextink | Nextink Blog | CartucceOK | E commerce Gratis




































