Ricordo ancora perfettamente il fastidio che provai nel leggere questo articolo di Suzuki Maruti, il quale probabilmente più per provocazione che per suo intimo convincimento, etichettava come “amica della burocrazia” tutta la destra italiana.
Ci rimasi male perchè sono da sempre convinto - e gli ultimi fatti che porterò come esempio mi danno ragione - che della destra tutto (ma proprio tutto) si possa dire, tranne che sia amica della burocrazia.
La burocrazia è legata in modo molto sottile al fancazzismo. Più cartaccia ci vuole, più si può prendere il lavoro con comodo, più i tempi si allungano… meno si lavora, che alla fine è un sistema che fa molto comodo a quelli che nella macchina dello Stato ci vivono ed a quelli che il sistema fancazzista proteggono (i Sindacati??) che a memoria non mi sembrano un’organizzazione di estrema destra.
Tornando a noi, e soprattutto tornando ai fatti che da sempre sono più importanti delle parole, negli ultimi due mesi ho letto un paio di notizie che non solo rafforzano i miei convincimenti, ma stroncano definitivamente tutti i deliri pseudo-politici del blogger sopra citato.
La prima notizia è questa, tratta da Quotidianonet del 9 giugno 2008.
Ricette e cartelle mediche solo online: è questa una delle ipotesi allo studio del governo da inserire nella prossima Finanziaria. Una misura, secondo quanto si apprende, che potrebbe partire l’anno prossimo e arrivare a regime nel 2012 e che potrebbe essere accompagnata dalla possibilità di ritirare i medicinali in farmacia senza ricetta ma solo esibendo la tessera sanitaria.
Il risparmio stimato con il trasferimento di tutte le prescrizioni mediche su Internet sarebbe di circa il 10%. L’obiettivo è quello di contenere la spesa pubblica ma facilitare anche l’accesso alle cure. Il governo starebbe anche valutando la possibilità di un tavolo permanente per l’armonizzazione delle politiche della sanità elettronica, con l’obiettivo di realizzare il cosiddetto fascicolo sanitario elettronico, su cui già da un anno è al lavoro un gruppo tecnico.
I medici di famiglia dicono sì all’ipotesi di trasferire tutte le ricette mediche sul web, anche se si tratta di un percorso “ancora lungo”. Secondo Giacomo Milillo, segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), sarebbe “un’innovazione tecnologica” che ha tutto il sostegno della categoria.
“Era già nell’aria da tempo - spiega Milillo, - noi stiamo lavorando all’elaborazione del fascicolo sanitario elettronico e questa ipotesi fa parte della riorganizzazione della medicina generale, che abbiamo già proposto da un anno e mezzo al governo e alle regioni”.
Per Milillo l’iniziativa “richiederà un lungo periodo e molti investimenti. Sono state fatte delle sperimentazioni ma si è ancora lontani dal traguardo finale”.
L’altra notizia è fresca fresca, e l’ho trovata oggi sul sito del Sole24 Ore. Qui di seguito ne riporto il contenuto.
Le pensioni? Si potranno riscuotere in tabaccheria. Parola del ministro della Funzione
Pubblica e dell’Innovazione, Renato Brunetta. Nel corso del convegno “Innovazione per la crescita e la qualità della vita”, in collaborazione con Fondazione Cotec, Confindustria, Unioncamere e Camera di commercio di Roma, in occasione della prima Giornata nazionale dell’Innovazione Brunetta ha precisato che si sta «lavorando a un progetto denominato reti amiche». L’idea è di utilizzare tutte le reti già esistenti nel Paese, come tabaccherie, farmacie, caserme dei carabinieri e ferrovie, oltre che banche e poste, per prendere la pensione, pagare i contributi Inps e fare altre» operazioni analoghe con la Pubblica amministrazione. Lo scopo é quello di «bypassare le pubbliche amministrazioni inefficenti».
Per crescere e recuperare competitività il nostro Paese deve puntare soprattutto sull’innovazione. Servono idee originali e nuove possibilità scientifiche e tecnologiche per far recuperare all’Italia il gap con i Paesi più innovativi e riqualificare, così, il sistema produttivo nazionale. «In un economia sempre più globalizzata - spiega Brunetta - non c’è più la possibilità di recuperare produttività e colmare le deficienze strutturali attraverso svalutazioni competitive». Fondamentale, quindi, per il ministro, è un maggior impegno di università, centri di ricerca e imprese «per cercare sempre di più idee nuove e originali, per, poi, tradurle con successo in prodotti e servizi per il mercato, anche in una logica di filiera, soprattutto laddove l’impresa abbia dimensione medie e piccole».
Per Brunetta, cruciale è anche il ruolo della pubblica amministrazione, che «deve e può trasformarsi in un vero e proprio driver di innovazione». Ma per far ciò, secondo il ministro, occorre una seria operazione di ristrutturazione e rilancio del settore pubblico per renderlo più efficiente e vicino e utile ai cittadini. «È stato stimato - dice - che un recupero di efficienza del 10% nella pubblica amministrazione equivale a circa 2 punti di Pil ed è altrettanto noto che sulle piccole imprese il costo della burocrazia grava per quasi 15 miliardi di euro l’anno: un punto di Pil sottratto al loro sviluppo».
Nel corso dell’evento è stato, poi, presentato il rapporto annuale sull’innovazione 2008, curato dalla Fondazione Cotec, che descrive un’Italia a due velocità per capacità innovativa, con note dolenti, soprattutto, nel campo dell’istruzione e della formazione. Peggiora, infatti, il livello di competenze in matematica e scienze nei nostri adolescenti, tra gli ultimi in graduatoria nei Paesi industrializzati e, nel settore universitario, diminuisce il numero di iscritti ai corsi di laurea delle aree scientifiche e tecnologiche. In più, due terzi delle spese in ricerca e sviluppo dell’Italia vengono prodotte dalle regioni del Nord e dal Lazio. Significativo come in Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia si realizzi un numero di brevetti 15 o addirittura 20 volte superiore rispetto al meridione.
Mi sembra che questi due articoli dimostrino una ferma volontà di informatizzare e deburocratizzare la macchina dello Stato, in modo da renderla finalmente funzionale ed utile al cittadino.
E allora quando ci si lamenta di un’informazione giornalistica e televisiva da “Vaffa Day”, non mi sentirei di escludere da questo “Vaffa” certi commenti letti sui blog (compreso il mio per carità…), che hanno un vago sapore di ”comizio politico” più che di “libera espressione di idee”.
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